Marzo 3, 2008...7:51 am

Aspetti della cultura rom

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Quale che sia il loro etnonimo, le comunità rom hanno una cosa in comune: il concepirsi in contrapposizione a coloro che non sono rom. Gagé è il termine che indica tutti i non Rom. Nella visione del mondo dei Rom, esistono due universi, quello dei Rom (them romanò, mondo dei Rom) e quello dei gagé. Due mondi nettamente contrapposti, che tuttavia sono costantemente a contatto. I Rom vivono negli spazi lasciati liberi dai gagé, si accampano nelle periferie, ai margini dell’abitato, nelle terre di nessuno, e tuttavia devono frequentare i centri abitati per lavorare, mendicare, vendere. Il piccolo mondo rom è inglobato nel più vasto e solido mondo dei gagé, che spesso lo travolge. I Rom reagiscono con una serie di pratiche di resistenza ed adattamento. Tra queste, quella che l’antropologo Leonardo Piasere chiama degagizzazione: i Rom fanno propri cose che appartengono alla cultura dei gagé, ma non senza averle opportunamente modificate, rendendole compatibili con lo spirito rom. Così, ad esempio, le case, quando vengono acquistate, non soppiantano la roulotte, che resta il luogo nel quale si dorme; la roulotte stessa viene modificata, eliminando il bagno interno.
Per comprendere quest’ultima cosa occorre far riferimento ad un’altra opposizione fondamentale della visione del mondo dei Rom, quella tra cose pure e cose impure. I Rom, che un pregiudizio difficile da sradicale vuole semplicemente sporchi, sono in realtà ossessionati dalla purezza. Esistono situazioni, oggetti, parti del corpo che sono puri ed altri che sono impuri e vanno evitati. Il corpo, ad esempio, è puro nella parte superiore, impuro in quella inferiore. E’ pura la testa, ma sono impuri i capelli e le mani, che vanno sempre lavate prima di toccare dei cibi. Sono impuri gli organi sessuali, in particolare quelli femminili, che vanno sempre coperti accuratamente. Sono puri i cibi forti, sono impuri alcuni cibi in periodo di lutto. E’ puro il digiuno. E’ impuro l’occidente, è puro l’oriente. E’ puro l’oro. L’elenco potrebbe continuare a lungo. Per evitare l’impurità – che porta malattie, ma anche sfortuna – bisogna seguire norme precise, ad esempio nella preparazione dei cibi, che non devono essere mai a contatto con parti impure del corpo, né devono essere lavati o preparati in recipienti che abbiano accolto altre cose.
Un altro valore fondamentale per i Rom è l’onore – non diversamente, del resto, da quanto avveniva in Italia, ed in particolare in Italia meridionale, ancora qualche decennio fa, quando il valore sociale di un uomo era legato appunto all’onore, e quest’ultimo era legato spesso alla sessualità della moglie o delle figlie. Un uomo perdeva l’onore se veniva tradito dalla moglie o se una figlia aveva rapporti sessuali al di fuori del matrimonio. L’onore perduto poteva essere riconquistato con la violenza, uccidendo la moglie traditrice o addirittura la figlia troppo libera. Questi omicidi – omicidi d’onore, appunto – trovavano la piena comprensione della legge e dei giudici. Tanto è cambiata la società italiana negli ultimi decenni, che per le giovani generazioni è difficile anche solo comprendere che una cosa come l’onore potesse essere (e possa essere ancora per alcune etnie) un valore fondamentale. Per i Rom l’onore non è legato solo alla sessualità delle donne di famiglia (che deve essere comunque controllata), ma anche alla partecipazione alla vita sociale. Non partecipare a riti fondamentali della comunità, come i funerali o i matrimoni, è considerato motivo di disonore. Per i Rom vivere comunitariamente, dedicare tempo al rapporto con gli altri membri dell’accampamento non è solo un piacere, ma anche un dovere sociale. L’uomo non è individuo, un essere separato che può decidere liberamente le modalità di partecipazione alla vita sociale, ma un essere strutturalmente comunitario, un essere in relazione: spezzare questa relazione, non riconoscere il legame, vuol dire perdere l’onore ed il riconoscimento sociale.

1 Commento

  • è la prima volta che leggo notizie sui rom senza una montagna di pregiudizi, la prima volta che qualcuno ha utilizzato il proprio etnocentrismo in maniera critica. Complimenti all’autore.


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