I nomadi, foggiani di adozione

Nelle prime tre settimane del nuovo anno sono già tre i rom nati negli ospedali di Foggia mentre 170 sono i bambini partoriti nel 2006 rispetto ai 46 nel 1998. Questo incremento é dovuto alla maggiore presenza della popolazione rom a Foggia e in provincia.
‘Questo dato indica che ormai vivono come foggiani, si sentono italiani a tutti gli effetti’, commenta Habib Sghaier, presidente dell’Acsi (associazione comunità straniere in Italia), infatti molti di loro non tornano da anni nei loro Paesi di origine e molti minori nati qui a Foggia non conoscono la terra dei loro genitori. Ad esempio, per quanto riguarda i rom macedoni, nascono piú bambini in Italia (circa 292) che in Macedonia (circa 256).
‘Ció che notiamo é che queste persone non sono piú nomadi ma stanno diventando stanziali, infatti aumentano sempre di piú coloro che fittano una casa o vivono in alcuni casolari nei pressi del luogo di lavoro; soprattutto ció si verifica con i rumeni che abitano a Cerignola presso le aziende agricole dove lavorano. Anche se, fatto strano, i cinquanta minori presenti, pur abitando a Cerignola vanno a scuola a Lavello’, continua Habib.
Infatti tra le 118 persone adulte che vivono sul territorio, 56 di loro hanno una casa in fitto o vivono nei luoghi di lavoro. Tra i macedoni, invece, sono 16 le famiglie che vivono in fitto mentre le altre 103, per un totale di 403 componenti, vivono nel campo di Arpinova. Tra di loro ci sono anche 80 minori che frequentano le scuole e ogni mattina vengono accompagnati dai mezzi comunali in città e riaccompagnati al campo, aiutati dalle mediatrici culturali, sia straniere che foggiane.
‘Se vediamo i dati ci accorgiamo che i minori macedoni sono tanti, 185 su 218 adulti; questa é la seconda generazione, nata in Italia. E loro non vogliono piú vivere nel campo, vogliono avere una casa’, continua il presidente dell’Acsi. Tra i minori ci sono anche due ragazzi che si iscriveranno all’Università. Ma purtoppo molti di loro restano ad Arpinova per problemi di natura economica. E’ ancora difficile l’integrazione tra i rom, o comunque gli extracomunitari in generale, e la popolazione foggiana. E nonostante molti di loro siano nati a Foggia, vivono da stranieri nella loro terra natia.
‘Ci sono ancora degli ostacoli da superare, innanzitutto i rapporti con la questura, trascorre quasi un anno per avere un permesso di soggiorno, ci sono poi, alla base, problemi culturali. Non esiste infatti nessun contatto tra le istituzioni locali e gli stranieri presenti in città. Sono due mondi diversi che convivono insieme ma ognuno viaggia per la propria strada. Questa non é una critica ma una constatazione’, afferma Habib Sghaier. ‘Per fortuna, negli anni passati, abbiamo sempre trovato assistenza e cordialità da parte dei medici degli Ospedali Riuniti e infatti tempo fa la clinica universitaria Malattie infettive ha pensato di fare un prelievo di sangue e le vaccinazioni a tutti i rom’. Sempre in ospedale, ogni mercoledí é attivo un ambulatorio interetnico transculturale Salute e Cultura guidato dal dottor Antonio Scopelliti con l’assistenza di una mediatrice culturale Mmcedone, Nezmje Biljurova e di una interprete bulgara, Anelqa Genova che é un ingegnere informatico.
‘Sí, perchè tra le comunità presenti nel foggiano, i bulgari sono quelli piú istruiti, tra di loro ci sono molti laureati ma purtroppo poichè non riescono a trovare lavoro vivono nei vagoni dei treni in stazione e girano molto improvvisandosi musicanti’. Sono i cosiddetti tsiganes che, in base ai dati a nostra disposizione, sono176, tra cui 131 adulti e 45 minori che peró non frequentano le scuole proprio a causa del loro girovagare continuo.
I rom sono poveri di sicurezze umane, costretti ogni giorno a fare i conti con la precarietà e l’incertezza del futuro. ‘Penso, ad esempio, alla difficoltà di reciproca comprensione con l’ambiente circostante, alla mancanza di strutture d’accoglienza adeguate, all’istruzione, all’integrazione nel territorio e alla domanda di salute. Solo un impegno attento e lungimirante puó offrire un contributo importante per dare soluzioni adeguate a tali problemi’, afferma Habib. E ci sembra opportuno concludere con una poesia zingara che dice ‘…Non sono venuto da te a mendicare il pane. Sono venuto da te a prendere il tuo rispetto’.
Emma Gioseffi su Foggia & Foggia, n. 285.

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