Le identità rom

I Rom, che l’opinione pubblica accomuna con il termine più o meno spregiativo di zingari e che spesso gli operatori dell’informazione confondono con i rumeni, costituiscono un universo di identità nel quale può essere non facile orientarsi; identità, è bene precisare subito, che se hanno differenze, sono tuttavia accomunate da tratti di fondo legati agli stili di vita, quando non dalla lingua parlata.
Secondo l’antropologo Leonardo Piasere è possibile tracciare una linea immaginaria che va da Helsinki a Roma, tagliando in due l’Europa (e l’Italia: la linea divide grosso modo l’Italia del nord da quella da Roma in giù). Ad est di questa linea troviamo popolazioni che si definiscono Rom. Ad ovest la situazione è più complessa: vi sono sinti, manush, kale, romanicels, travellers, jenische, caminanti, rudari… Vediamo chi sono.
I sinti sono stanziati prevalentemente in Germania ed in Italia settentrionale (Piemonte e Lombardia). Secondo una teoria oggi screditata, il loro nome deriverebbe dalla regione del Sind, che si trova nell’attuale Pakistan, e da cui proverrebbero. In Italia i sinti sono arrivati intorno al 1420. Parlano il romanes come i Rom, dai quali non vanno realmente distinti.
I manush (o manouches) sono sinti che nel corso dell’Ottocento sono giunti in Francia dalla Germania. Attualmente vivono nella Francia meridionale. Parlano anch’essi il romanes.
I kale sono le comunità che vivono nella Finlandia e nel Galles. Il loro nome in lingua romanes significa”neri”. Uno studioso (Rajko Djurić) fa derivare questa denominazione dal nome di un gruppo etnico indiano o da quello della dea indiana Kali, ma è più probabile che sia l’equivalente romanes del termine razzista con cui venivano chiamati dai gagé. Affine a kale è calòs, il termine con cui si autodenominano le comunità che vivono in Spagna (che si chiamano anche gitani).
I Romanicéls vivono in Gran Bretagna. In seguito alle deportazioni, alcune comunità di romanicéls sono presenti anche in Australia ed in Nord America.
Da questi gruppi bisogna distinguere quelle comunità, presenti in più zone dell’Europa, che, pur vivendo come le altre comunità rom, non parlano una lingua di origine indiana, ma lingue di origine locale. Tra questi sono i travellers irlandesi, gli jenische, presenti soprattutto in Svizzera (dove, dal 1934 al 1975, hanno subito la sterilizzazione forzata), i caminanti della Sicilia sud-orientale ed i rudari della Romania, che non parlano il romanes ma un dialetto romeno del Settecento.
Una distinzione può essere fatta in relazione al lavoro prevalente presso le comunità. Si distinguono così i Rom kalderaśa, dediti alla lavorazione dei metalli, i lautari, che sono musicisti, gli ursari, ammaestratori di orsi, i lovara, allevatori e commercianti di cavalli, e così via.

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