Archivi del mese: giugno 2008

Le impronte dei bimbi rom e il silenzio della Chiesa

di Francesco Merlo

A Maroni vorremmo suggerire di prendere le impronte delle mani (e dei piedi) ai neonati cinesi di Milano, che sono già, notoriamente, tutti ladri di identità. Inoltre, per coerenza, potrebbe impartire l’ordine di misurare la lunghezza degli arti ai bimbi di Corleone che crescono (si fa per dire) con il ‘criminal profiling’ di Totò u curtu. Ed è inutile spiegare a un pietoso uomo d’ingegno come il nostro ministro degli Interni che i minori dell’agro nocerino sarnese e della piana del Sele andrebbero – per proteggerli, badate bene! – sottratti alla patria potestà e affidati alla Dia o, in subordine, allo scrittore Roberto Saviano. E contro il bullismo nelle scuole cosa ci sarebbe di meglio che prendere le impronte, al momento dell’iscrizione, anche ai genitori che sono sempre un po’ complici? Continua a leggere

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Un eterno fiume d’amore?

Gentile Monsignor D’Ambrosio,

mi chiamo Antonio Vigilante e sono un docente di scienze sociali al Liceo “Roncalli” di Manfredonia. Quest’anno, dopo aver constatato un diffuso e persistente razzismo nei miei studenti, ho presentato un progetto sulla conoscenza della cultura Rom, culminato in una tavola rotonda che si è tenuta, nel disinteresse generale, lo scorso 30 maggio. Alla notizia dell’iniziativa molti hanno reagito con sdegno. Si è detto che il Comune di Manfredonia butta via i soldi per i Rom, invece di pensare ai manfredoniani bisognosi. Quanto a me, ormai sono abituato ad essere apostrofato come “capo dei Rom” – il che non mi dispiace granché, a dire il vero.
In un forum locale ho letto, ieri, affermazioni molto gravi, che vanno al di là degli sproloqui razzistici cui sono abituato. Un utente ha augurato ai Rom, che considera buoni solo per fare il macinato per gli hamburger, una morte lenta e sofferta. Un altro utente ha proposto una diversa utilizzazione: “usiamoli come combustibile, dato che petrolio e gas naturali stanno salendo vertiginosamente di prezzo”. Un terzo utente ha più moderatamente proposto di creare “dei ghetti tipo ebrei”. Queste affermazioni ho trovato nel forum di un sito nel quale si può leggere ogni lunedì un articolo su “Il Vangelo della settimana”. Nell’ultimo di questi articoli leggo: “Diciamo di si…portiamo avanti questo progetto e il mondo sarà un eterno fiume di amore che scorre e non uno stagno di pessimismo e scene di delusione”. Non si tratta dunque di un sito di giovani neofascisti o neonazisti. Si tratta di un sito di giovani non lontani dalla Chiesa cattolica. E’ per questo che Le scrivo, pur non essendo né cristiano né cattolico. Non riconosco alla Chiesa, come istituzione, alcuna autorità morale, ma ciò non mi impedisce di apprezzare l’impegno e la dedizione di molti cattolici, come Michele Illiceto, Paolo Cascavilla o i padri Scalabrini, che molto hanno lavorato e lavorano a Manfredonia per creare una cultura dell’accoglienza. Evidentemente però questo non basta. Se dei ventenni possono fare affermazioni così gravi pur senza trovarsi sotto l’influenza di particolari ideologie politiche, e nonostante i buoni valori cattolici, c’è qualcosa che non va. Qualcosa non ha funzionato nell’impegno della Chiesa e della scuola in questo campo. Forse semplicemente ci siamo dimenticati i Rom. Li abbiamo dimenticati nei nostri progetti di educazione all’accoglienza, nelle nostre lezioni contro il razzismo, nelle nostre prediche sul rispetto dell’altro. Il risultato è questo. Il risultato è un’ondata di razzismo quale non si è mai avuta, probabilmente, in Italia. Il risultato è che per ridere un po’ un ventenne su un forum propone di usare i Rom come combustibile. Probabilmente nessuno gli ha mai parlato dei cinquecentomila Rom finiti nelle camere a gas di Hitler.
I Rom rappresentano, in Italia, l’esatto corrispettivo dei paria in India. Persone letteralmente intoccabili, tenute ai margini della società, colpite da un disprezzo condiviso. Gandhi, la cui grandezza a mio avviso risiede nel lavoro di riforma sociale più che nella lotta per l’indipendeza dell’India, riteneva che bisognasse partire da loro, per ottenere una società migliore. Per questo li chiamava Harijan, “figli di Dio”. Perché Dio non è dove si esalta la forza, la potenza, il successo. Dio è prossimo ai deboli, agli sconfitti, agli scartati. E’ una cosa che un cristiano sa bene. I nostri “figli di Dio” sono dunque i Rom. Sono loro il nostro capro espiatorio, sono loro le vittime sacrificali delle nostre frustrazioni collettive, sono loro l’homo sacer liberamente massacrabile sul quale si scatena la nostra violenza, simbolica o reale, di persone civilizzate.
L’assessore Paolo Cascavilla si è detto d’accordo sulla opportunità di tenere ogni anno una “Giornata per i Rom”. Può essere una iniziativa significativa, ma da sola non basta, Occorre che molti soggetti raddoppino l’impegno: il mondo politico, l’associazionismo, la scuola. E la Chiesa. So che la Chiesa locale ha fatto molto. Ma occorre uno sforzo ancora più grande.
Finché l’umanità di un solo uomo è disconosciuta, la nostra società è in pericolo.

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Schedatura etnica

Sucar Drom pubblica una lettera di Giorgio Bezzecchi, un rom milanese del campo di via Impastato, figlio e nipote di persone internate nei campi di concentramento. Come tutti gli appartenenti alla sua comunità, Bezzecchi è stato sottoposto ad un umiliante, inutile, assurdo ed incivile procedimento di schedatura, attuato dal prefetto con i nuovi poteri forniti dal Governo, e svoltosi nel silenzio assordante della cosiddetta società civile.

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