Archivi categoria: Antropologia

Aspetti della cultura rom

Quale che sia il loro etnonimo, le comunità rom hanno una cosa in comune: il concepirsi in contrapposizione a coloro che non sono rom. Gagé è il termine che indica tutti i non Rom. Nella visione del mondo dei Rom, esistono due universi, quello dei Rom (them romanò, mondo dei Rom) e quello dei gagé. Due mondi nettamente contrapposti, che tuttavia sono costantemente a contatto. I Rom vivono negli spazi lasciati liberi dai gagé, si accampano nelle periferie, ai margini dell’abitato, nelle terre di nessuno, e tuttavia devono frequentare i centri abitati per lavorare, mendicare, vendere. Il piccolo mondo rom è inglobato nel più vasto e solido mondo dei gagé, che spesso lo travolge. I Rom reagiscono con una serie di pratiche di resistenza ed adattamento. Tra queste, quella che l’antropologo Leonardo Piasere chiama degagizzazione: i Rom fanno propri cose che appartengono alla cultura dei gagé, ma non senza averle opportunamente modificate, rendendole compatibili con lo spirito rom. Così, ad esempio, le case, quando vengono acquistate, non soppiantano la roulotte, che resta il luogo nel quale si dorme; la roulotte stessa viene modificata, eliminando il bagno interno. Continua a leggere

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Le identità rom

I Rom, che l’opinione pubblica accomuna con il termine più o meno spregiativo di zingari e che spesso gli operatori dell’informazione confondono con i rumeni, costituiscono un universo di identità nel quale può essere non facile orientarsi; identità, è bene precisare subito, che se hanno differenze, sono tuttavia accomunate da tratti di fondo legati agli stili di vita, quando non dalla lingua parlata.
Secondo l’antropologo Leonardo Piasere è possibile tracciare una linea immaginaria che va da Helsinki a Roma, tagliando in due l’Europa (e l’Italia: la linea divide grosso modo l’Italia del nord da quella da Roma in giù). Ad est di questa linea troviamo popolazioni che si definiscono Rom. Ad ovest la situazione è più complessa: vi sono sinti, manush, kale, romanicels, travellers, jenische, caminanti, rudari… Vediamo chi sono. Continua a leggere

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Una premessa: tre modi di vedere

Vi sono tre modi di considerare un popolo diverso dal nostro. Il primo è, senz’altro, il pregiudizio, il quale (ne riparleremo) ha il suoi vantaggi. Il pregiudizio semplifica le cose, rende il mondo più comprensibile, meglio dominabile dalla conoscenza. Non è detto che il pregiudizio sia sempre pericoloso e negativo. Esistono anche pregiudizi positivi, che ci inducono ad essere benevoli verso una carta categorie di persone. In italia, ad esempio, abbiamo pregiudizi positivi verso gli americani. In molti altri casi, però, il pregiudizio è l’anticamera della discriminazione, quando non del vero e proprio odio sociale. Continua a leggere

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