Archivi categoria: Pregiudizio

Un eterno fiume d’amore?

Gentile Monsignor D’Ambrosio,

mi chiamo Antonio Vigilante e sono un docente di scienze sociali al Liceo “Roncalli” di Manfredonia. Quest’anno, dopo aver constatato un diffuso e persistente razzismo nei miei studenti, ho presentato un progetto sulla conoscenza della cultura Rom, culminato in una tavola rotonda che si è tenuta, nel disinteresse generale, lo scorso 30 maggio. Alla notizia dell’iniziativa molti hanno reagito con sdegno. Si è detto che il Comune di Manfredonia butta via i soldi per i Rom, invece di pensare ai manfredoniani bisognosi. Quanto a me, ormai sono abituato ad essere apostrofato come “capo dei Rom” – il che non mi dispiace granché, a dire il vero.
In un forum locale ho letto, ieri, affermazioni molto gravi, che vanno al di là degli sproloqui razzistici cui sono abituato. Un utente ha augurato ai Rom, che considera buoni solo per fare il macinato per gli hamburger, una morte lenta e sofferta. Un altro utente ha proposto una diversa utilizzazione: “usiamoli come combustibile, dato che petrolio e gas naturali stanno salendo vertiginosamente di prezzo”. Un terzo utente ha più moderatamente proposto di creare “dei ghetti tipo ebrei”. Queste affermazioni ho trovato nel forum di un sito nel quale si può leggere ogni lunedì un articolo su “Il Vangelo della settimana”. Nell’ultimo di questi articoli leggo: “Diciamo di si…portiamo avanti questo progetto e il mondo sarà un eterno fiume di amore che scorre e non uno stagno di pessimismo e scene di delusione”. Non si tratta dunque di un sito di giovani neofascisti o neonazisti. Si tratta di un sito di giovani non lontani dalla Chiesa cattolica. E’ per questo che Le scrivo, pur non essendo né cristiano né cattolico. Non riconosco alla Chiesa, come istituzione, alcuna autorità morale, ma ciò non mi impedisce di apprezzare l’impegno e la dedizione di molti cattolici, come Michele Illiceto, Paolo Cascavilla o i padri Scalabrini, che molto hanno lavorato e lavorano a Manfredonia per creare una cultura dell’accoglienza. Evidentemente però questo non basta. Se dei ventenni possono fare affermazioni così gravi pur senza trovarsi sotto l’influenza di particolari ideologie politiche, e nonostante i buoni valori cattolici, c’è qualcosa che non va. Qualcosa non ha funzionato nell’impegno della Chiesa e della scuola in questo campo. Forse semplicemente ci siamo dimenticati i Rom. Li abbiamo dimenticati nei nostri progetti di educazione all’accoglienza, nelle nostre lezioni contro il razzismo, nelle nostre prediche sul rispetto dell’altro. Il risultato è questo. Il risultato è un’ondata di razzismo quale non si è mai avuta, probabilmente, in Italia. Il risultato è che per ridere un po’ un ventenne su un forum propone di usare i Rom come combustibile. Probabilmente nessuno gli ha mai parlato dei cinquecentomila Rom finiti nelle camere a gas di Hitler.
I Rom rappresentano, in Italia, l’esatto corrispettivo dei paria in India. Persone letteralmente intoccabili, tenute ai margini della società, colpite da un disprezzo condiviso. Gandhi, la cui grandezza a mio avviso risiede nel lavoro di riforma sociale più che nella lotta per l’indipendeza dell’India, riteneva che bisognasse partire da loro, per ottenere una società migliore. Per questo li chiamava Harijan, “figli di Dio”. Perché Dio non è dove si esalta la forza, la potenza, il successo. Dio è prossimo ai deboli, agli sconfitti, agli scartati. E’ una cosa che un cristiano sa bene. I nostri “figli di Dio” sono dunque i Rom. Sono loro il nostro capro espiatorio, sono loro le vittime sacrificali delle nostre frustrazioni collettive, sono loro l’homo sacer liberamente massacrabile sul quale si scatena la nostra violenza, simbolica o reale, di persone civilizzate.
L’assessore Paolo Cascavilla si è detto d’accordo sulla opportunità di tenere ogni anno una “Giornata per i Rom”. Può essere una iniziativa significativa, ma da sola non basta, Occorre che molti soggetti raddoppino l’impegno: il mondo politico, l’associazionismo, la scuola. E la Chiesa. So che la Chiesa locale ha fatto molto. Ma occorre uno sforzo ancora più grande.
Finché l’umanità di un solo uomo è disconosciuta, la nostra società è in pericolo.

Annunci

1 Commento

Archiviato in Pregiudizio

Siamo ai pogrom

Tre donne rom, a Lecco, cercano di rubare una bambina dal passeggino della madre. La donna reagisce con un calcio, porta in salvo il bimbo e chiama la Questura, che prontamente individua le tre malnate. Due di loro vengono condannate in tempi rapidissimi a otto mesi e dieci giorni con l’accusa di tentata sottrazione di minore – non, straramente, di sequestro di persona.

E’ il 5 febbraio del 2005.

Come sono andate realmente le cose? Ci sono tre donne, ricostruisce Miguel Martinez, che nel centro di Lecco stanno chiedendo l’elemosina; “in una stradina, si avvicinano a una signora che porta a spasso la sua bambina in giro in un passeggino. Non la sfiorano nemmeno, ma quando le vede, la signora, colta dal panico, fugge, anzi – secondo alcuni giornali ‘reagisce a calci’”. Non è difficile credere a questa versione. Immaginiamo degli italiani al posto del rom. Tentano di rapire un bambino, la madre se ne accorge e li aggredisce: va male. Che fanno? Scappano, si rendono irreperibili. I rom invece no: vanno a mangiare alla mensa della Caritas. Ora, sarà che questi rom sono strani, ma non così strani. Tutta l’accusa è fondata sulla testimonianza della madre. La parola di una donna italiana contro la parola di tre rom rumene. Le quali, però, non parlando italiano, non hanno parola.

Isola delle Femmine, 30 luglio 2007. Un bambino sta giocando sulla spiaggia. Una rom si avvicina, gli parla e lo nasconde sotto la gonna, cercando poi di dileguarsi. Una bagnante vede la scena e urla. La donna viene presa dai carabinieri, che la sottraggono a un probabile linciaggio. La Repubblica intervista i bagnanti: “Non è tollerabile che sulla spiaggia, cioè dove i nostri bambini si dovrebbero diverture, si nascondano pericoli così gravi. Ci sentiamo minacciati. Vogliamo sicurezza, vogliamo poter essere tranquilli almeno quando andiamo al mare”, dice uno di loro.

A Maria Feraru, l’improbabile rapitrice di Isola delle Femmine, va meglio che alle tre donne di Lecco. La donna che con le sue urla aveva dato l’allarme ha uno scatto di onestà ed ammette di aver travisato le cose. “Quando ho visto quella donna zingara davanti al piccolo mi sono impaurita, riconosco di essere condizionata da pregiudizi contro gli zingari”. Dunque: la donna ha visto solo un bimbo più una zingara. Ed ha fatto una operazione mentale semplice semplice. Zingara più bambino uguale rapimento. Due più due fa quattro.

Napoli, 11 maggio 2008. Una ragazzina rom entra in una abitazione e tenta di rapire un bambino. La madre la scopre mentre tenta di fuggire. Il nonno la blocca. Il quartiere tenta di linciarla. Dopo l’episodio di Isola delle Femmine ci si aspetta qualche prudenza da parte dei giornalisti, e invece niente. I giornalisti danno per acquisita la versione della madre della ragazza, intervistano gli abitanti, testimoniano il disagio e l’insofferenza. Alimentano il razzismo.

Contro i rom scatta il pogrom. Che, nella narrazione dei giornalisti, diventa nulla più che la reazione comprensibile di una comunità esasperata. Anche quando compaiono le molotov, anche quando compaiono le spranghe. Gli assalitori si lasciano tranquillamente fotografare. Sono loro gli eroi del momento.

I giornalisti, che non hanno memoria, hanno già dimenticato Livorno.
Livorno, 11 agosto 2007. Quattro bambini rom muoiono nell’incendio della loro baracca. I genitori vengono arrestati. Si scatena la solita canea politica. Storace attacca l’allora ministro Ferrero perché “non spende una sola parola di condanna per un padre e una madre che lasciano bruciare vivi i loro figli in un campo rom”. Già, un padre e una madre che lasciano bruciare i figli. La loro versione è diversa. Dicono che qualcuno ha gettato una bottiglia incendiaria contro la loro baracca. Qualcuno che hanno inseguito. Il procuratore Antonio Giaconi è sicuro invece che le cose non siano andate così. Quelli che si sono allontanati erano i genitori. I quali, quindi, avrebbero dato fuoro alla baracca con i figli dentro e si sarebbero allontanati per goversi lo spettacolo da lontano. Ipotesi assurda se si trattasse di italiani, ma si sa che i rom sono persone strane, che hanno modi singolari di passare il tempo.

A Livorno l’11 agosto del 2007 quattro bambini rom sono stati uccisi nel rogo della loro baracca, causato da un attentato a sfondo razziale. Oggi, a meno di un anno da quell’evento terribile, i mass media, i politici, la brava gente assiste senza un moto di indignazione al lancio di bottiglie molotov contro i campi rom.

L’Italia del 2008 assomiglia sempre più alla Orléans sul finire degli anni Sessanta.

(Vedi anche quel che dice Catalepton.)

1 Commento

Archiviato in Persecuzione, Pregiudizio

I Rom e il Tg5

Ieri sera ho seguito l’edizione delle 20.00 del Tg5. Tra le altre notizie, una che riguarda i Rom. Un marmista si lamenta perché la sua bottega è venuta a trovarsi all’interno di un campo rom, ed i suoi affari sono precipitati, perché gli italiani non si azzardano a mettere piede in un campo rom. Ma i Rom danno fastidio? Hanno aggredito qualcuno? No, ammette il marmista. Sono brava gente. Le telecamere mostrano un campo pulito, ordinato, più simile a un campeggio che a ciò che normalmente si intende per campo rom. E allora dov’è il problema? Il pregiudizio italiano, evidentemente. Sono emozionato. Può essere che finalmente un telegiornale italiano – per giunta il Tg5! – si decida a parlare del pregiudizio contro i Rom. Ma l’entusiasmo dura poco. Il giornalista lascia cadere in fretta la cosa e preferisce indugiare sulle automobili di lusso presenti nel campo. Come dire: se non posso dire che sono cattivi e infastidiscono il povero marmista, farò almeno intendere che sono ladri e finti poveri. I Rom non vanno bene mai. Se sono poveri, ci fanno schifo (i poveri ci fanno sempre schifo). Se sono ricchi, peggio. Sono ladri. Continua a leggere

1 Commento

Archiviato in Informazione, Pregiudizio